Nel caso raccontato dallo sviluppatore Neil Fraser, il dominio in
questione era del tipo xxx.yyy.name — un cosiddetto
dominio di terzo livello, registrato regolarmente presso un
operatore accreditato, con tanto di record whois pubblico, esattamente
come un normale .it o .com. Il registro che
gestisce l'estensione ha proposto — e ottenuto l'approvazione — di
eliminare tecnicamente l'intero livello per semplificare la propria
infrastruttura. Risultato: chi aveva registrato un indirizzo di
quel tipo lo perde, anche se pagato per altri quindici anni, e il
livello superiore del dominio (quello senza il nome scelto
dall'utente) tornerà libero e registrabile da chiunque.
Il problema non è "solo" perdere un sito. È che quell'indirizzo era usato anche come email, come identità per accedere ad altri servizi, e come endpoint per dispositivi IoT connessi. Se qualcun altro registra il dominio liberato, può ricreare quello stesso indirizzo email e usarlo per resettare password su servizi terzi che non hanno modo di sapere che il proprietario è cambiato.